Ieri pomeriggio vado al Castello Sforzesco per fare un giro tra gli eventi di book city. Dicono che da un anno a questa parte Milano stia vivendo un risveglio culturale. Me ne compiaccio; ricordo qualcosa di simile alla metà del novanta a Roma; poi venne il giubileo, poi vennero gli anni 'zero' e Alemanno, adesso vivo qui e non so cosa succeda, ma credo niente di speciale. Confesso a voi e al mondo senza pudore di essermi sempre tenuto alla larga da festival editorial-letterari, fiere, saloni, performance et similia (mai stato a Mantova né a Torino, per dire). Comunque ieri faccio il bravo e vado ad annusare.
Primo incontro. Sala panoramica.
Tre piani a piedi, ma di quelli scaloni lunghi e alti che arrivi in cima - sono poco atletico - e bestemmi quando scopri l'ascensore accanto all'ingresso. Poche sedie, pure rimediate; per la serie raccogliticce, spaiate. Parlano piccoli editori sulla crisi del sistema, l'oligopolio dei grandi. Ci sono: Iperborea, Nottetempo, Marcos y Marcos, Voland e due piccoli librai indipendenti. Cose note, giuste, verissime: scontistica ammazza-indipendenza, librai allo stremo. Ascolto parlare Ginevra Bompiani, non l'avevo mai vista: molto agguerrita, battagliera, dice cose da barricadera contro il sistema, da donna di sinistra dura e tosta. Mi fa piacere, intendiamo. Poi mi dico: è la figlia di Valentino, ha fondato la casa editrice con la nipote di Einaudi e s'incazza contro il sistema....magari non avrà più rapporti con la dinastia, avranno litigato, non percepirà più quote azionarie. Mi sovviene a un di presso una battuta che ascoltai, a margine del più nazionalpopolare dei premi editoriali, lo Stregagatti. Tal critico blasonato, Pippo la Portucola, gongolava dicendo che è bello vedere nella cinquina un piccolo editore giovane e indipendente, coraggioso, aggiunse: si riferiva a Nottetempo, chiaro. Coraggioso e giovane; fondato da due rampolli di grandi dinastie editoriali, due padroncini del vapore. Bo'... e allora due piccoli e anonimi che mettono su una casa editrice dal nulla che sono, se quelle due sono coraggiose? Due scriteriati, due folli, due marziani? Poi penso: siamo in Italia. L'associazione dei giovani industriali andrebbe ribattezzata: associazione dei giovani (figli di) industriali. Vabbe'.... m'alzo e scendo. Stavolta con l'ascensore, però. Consumiamo un po' d'energia, ai posteri l'arida terra.
Secondo incontro. Sala Weil Weiss.
Entro che sta già parlando Andrea Cortellessa; stavolta bella sala, la cosa che guardo di più è la cintura di libri alle pareti. Cortellessa non l'ho mai visto parlare; è affabile, buon eloquio. Sta descrivendo l'attività di Alfabeta2, il fatto che l'anno prossimo dedicheranno uno speciale al cinquantennale del Gruppo 63, lodevole iniziativa. Poi invita a leggere quattro poeti in successione: Biagio Cepollaro, Milli Graffi, Giulia Niccolai, Aldo Nove. La mia ingnoranza sulla poesia è notoria e crassa, tanto per ribadirlo; di costoro non ho mai letto nulla, una pure la ignoravo (la Niccolai). Leggono inediti o testi da poco editi. Il testo di Cepollaro - "il corpo" credo si intitoli - m'è sembrato il più interessante, dotato di struttura. La Graffi è stata penalizzata dal non riuscire a leggere nel buio bene i suoi testi, nonostante l'ausilio di una grossa lente alla Sherlock (perché non s'è messa gli occhiali?). Alla fine non si capisce nulla. Niccolai esordisce dicendo che la sua poesia è comica, quindi s'aspetta che faccia ridere; oddio, qualcosa sì, poi domanda in un caso: "questa non l'avete capita? Be', la rileggo". Io non l'ho capita comunque, ma non domando il bis, era fin troppo breve. Tocca in ultimo a Nove; per anagrafe il più giovane nel suo essere - trovo scritto - una specie di tardo-avanguardista, per dirla con Sanguineti. Infatti legge direttamente da un i-pad, mentre gli altri da fogli o libri. Se ho capito sta scrivendo un'opera poetica per ogni anno della sua vita che si ultimerà nel 2020 quando sarà pubblicata; non capisco, la sua vita smetterà di scriverla o di viverla? L'anno è il 1969, dice di avere 3 anni (scopro poi che è nato nel 1967). Cortellessa esordì presentandolo che la sua opera è fortemente soggettiva. Racconta di chi viveva davanti a casa sua, di certi giochi da bambino, dei genitori che parlano dell'Apollo 11. La cosa dura da una decina di minuti. M'alzo e me ne vado.
Poscritto: oggi pomeriggio, lo giuro, m'ero ripromesso di andare a vedere qualcos'altro, giusto per non essere il solito misantropo letterario, un asociale isolazionista. Però il tempo non è granché, fa freddino. Ma....mi sa che me ne starò al calduccio coi morti. Devo iniziare a leggere la Casina, l'ultima commedia plautina e forse mi toccherà mettere mano alla mia officina per aggiungere un pezzo a qualcosa che sta faticando enormemente per uscire fuori, spacca la mia mano e fa attrito sulla carta. Insomma scrivere qualcosa nato e digià morto. Forse per oggi rimango a far compagnia alle mie povere cose morte.