venerdì 15 febbraio 2013

FSF


Non sono un ammiratore di Francis Scott Fitzgerald. Nemmeno il suo capolavoro, "Il grande Gatsby", mi ha entusiasmato.
Però ha certe accensioni, rinvenibili sin dai giovanili "Racconti dell'età del jazz" (da cui è tratta la citazione che segue), che sono piccole perle, giacché danno vita a momenti nel contempo epici e comici, definitivi e autoironici, tetragoni e sdrucciolevoli.

Sentite qua:

"Il whisky nella vasca da bagno prese fuoco. Le pareti iniziarono a crollare.
Jemina e l'uomo venuto dal villaggio si guardarono.
<<Jemina>>, sussurrò l'uomo.
<<Forestiero>>, disse lei.
<<Moriremo assieme>>, disse lui. <<Se fossimo sopravvissuti, ti avrei portata con me in città e ti avrei sposata. Con la tua capacità di reggere l'alcol, il tuo successo in società sarebbe stato assicurato>>.
Lei per un istante lo accarezzò oziosamente, contandosi sottovoce le dita dei piedi. Il fumo si fece più intenso. La sua gamba sinistra prese fuoco.
Era una lampada ad alcol vivente.
Le loro labbra si incontrarono in un unico lungo bacio e una parete crollò su di loro, sopprimendoli."

5 commenti:

  1. Per un periodo lessi un sacco di cose di FSF: mi piacque molto soprattutto Il Grande Gatsby. Di tutto mi è rimasta impressa una nota di fondo dei personaggi e del mondo di FSF: la rovina che si insinua nello splendore del massimo successo mondano. Oro e sangue; caduta ed euforia; euforia della caduta e spreco milionario; nostalgie irreparabili che scavano buchi nello splendore della giovinezza e altre cose ancora...

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  2. Dalla lost alla beat generation. Dalle languide sensazioni di Fitzgerald, alle vibranti esternazioni di Kerouac. È un modo come un altro per dire che preferisco il secondo?
    Divago come al solito (fallo a gamba tesa!), ma tutto potrebbe ricollegarsi al dibattito aperto (qualche post fa) da D.L. sulla letteratura americana e qui proseguito da Claudio. Parlando di periodi del jazz (si era anche detto di Thelonious Monk) chissà quanti altri esempi si possono portare, ma tant’è, dato che sto facendo delle ricerche su Kerouac, non proprio per caso mi capita tra le mani una summa del bebop che sembra pure paradigmatica:

    «Sal, amico, quel sax-alto l'aveva afferrata, quella COSA: una volta che l'ha trovata, non se l'è lasciata più scappare; non ne ho mai visto uno che sapesse tenere una nota come lui.» Io volli sapere che cosa volesse dire quella COSA. «Ah, be'...» Dean rise. «Adesso mi stai chiedendo l'im-pon-de-ra-bi-le... ehm! Qua c'è un tale e là stanno tutti gli altri, giusto? Tocca a lui esprimere quello che essi hanno in mente. Comincia il primo chorus, poi organizza le sue trovate... la gente dice... si, si, ma hai voglia, e poi egli affronta il suo destino e gli tocca suonare in modo da esserne degno. Tutto a un tratto a un certo punto nel bel mezzo del chorus conquista quella COSA: tutti guardano su e capiscono; ascoltano; lui la prende su, quella cosa, e la porta avanti. Il tempo si ferma. Egli riempie lo spazio vuoto con la sostanza delle nostre vite, confessioni dello sforzo dal profondo del ventre suo, rimembranze di idee, rimpasti di vecchi motivi. Gli tocca attraversare il punto centrale del ritornello e tornare indietro e farlo con un sentimento talmente intenso di esplorazione d'anime per il motivo del momento, che tutti capiscono che non è il motivo che conta ma quella COSA...». A Dean non riuscì di continuare; sudava a parlarne. (“Sulla strada” parte III cap. 5)

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  3. Beh, sulla strada è stato l'accompagnamento dei vent'anni: letto e riletto insieme alle altre cose di K. come i Vagabondi del Dharma, Big Sur ecc... Tutto un mondo sognato nel quale poi si inseriva la scoperta di Charlie Parker, Monk ecc.; e anche lo sbigottimento di fronte all'effetto romanzesco (parallelo all'effetto jazzistico della prosa di K.) che sprigionava dalle circostanze in cui certe creazioni estemporanee del jazz avevano avuto luogo. Come quella della famosa sessione in cui Parker, registrando Embreaceble you (già altre volte suonata e incisa) se ne venne fuori con un assoluto delirio musicale che lasciò tutti di stucco (forse proprio quella "cosa" di cui parla K. nel brano citato?'). La leggenda (o la realtà?) se non ricordo male racconta che, uscito da quella sessione Parker ebbe una crisi di follia autodistruttiva...

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  4. Franco, sicuro che non stai parlando di "Lover man" in questa versione qua?

    https://www.youtube.com/watch?v=mJrhOjvDbtg

    (Di solito non amo divagare, ma quando si parla di Bird va bene tutto, sempre e in qualunque circostanza).

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  5. Cavolo hai ragione era Lover man... mannaggia...

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